Come organizziamo la collaborazione fra pari nell’ora di matematica? I gruppi collaborativi

Come organizziamo la collaborazione fra pari nell’ora di matematica? I gruppi collaborativi

In questo articolo voglio parlarvi di due modelli collaborativi per l’insegnamento e apprendimento della matematica, soffermandomi in particolare sul primo: i gruppi collaborativi e il tutoraggio fra pari. Questi due modelli, da me sperimentati per anni nella scuola secondaria, si differenziano per i ruoli previsti (cinque nel primo caso e due nel secondo), per la tipologia di compiti da assegnare agli alunni e per le diverse occasioni della loro implementazione.

Il modello dei gruppi collaborativi (ideato da Lino Vianello e descritto in Locatello, Meloni, 2003) è risultato più adatto per affrontare compiti nuovi o abbastanza complessi; il tutoraggio fra pari è risultato più efficace nel recupero di competenze matematiche. Con entrambi i modelli potrete poi promuovere, attraverso il dialogo fra compagni, compiti di natura metacognitiva (su questo argomento parleremo in un prossimo articolo). 

L’aspetto qualificante, comune a entrambi i modelli, è l’enfasi posta, in modo simmetrico, sia al progresso delle competenze scientifiche che allo sviluppo delle competenze sociali degli alunni: gli obiettivi non riguardano dunque solo il piano disciplinare ma anche quello personale e sociale, con la necessaria attenzione, da parte vostra, alla qualità delle relazioni che si stabiliscono tra gli alunni. Un altro aspetto comune a entrambi i modelli è l’assegnazione di ruoli (a ciascun componente del gruppo o della coppia): questo, specie nel gruppo, favorisce la collaborazione e l’interdipendenza, assicura che le abilità individuali vengano utilizzate per obiettivi comuni e riduce la possibilità che qualcuno si rifiuti di cooperare o tenda a dominare. 

Attribuendo un preciso ruolo a ciascuno studente potrete dare piena attuazione alla sua autonomia: infatti lo autorizzerete a prendere delle decisioni, a valutare e a controllare; metterete dunque in atto il suo protagonismo, cioè l’insieme delle sue emozioni, la sua capacità di decidere e di gestire le varie competenze. Il riconoscimento di un ruolo da parte dei compagni favorisce inoltre il superamento di eventuali problemi (come una scarsa autostima, la mancanza di regolazione, il senso di non efficacia) che altrimenti sarebbe molto difficile affrontare (Vianello, 2003; Locatello e Meloni, 2003).

Una componente essenziale in questi modelli riguarda le abilità sociali, da insegnare con la stessa cura con cui si insegnano le abilità disciplinari.

Vediamo ora come funzionano i gruppi collaborativi. In questo modello sono previsti cinque ruoli, caratterizzati ciascuno da compiti specifici (tenete conto che ogni alunno svolge un ruolo ma lavora anche sul compito di matematica assegnato!).

L’orientato al compito è l’alunno che deve far sì che il suo gruppo raggiunga il migliore risultato possibile in relazione al compito di matematica che avete assegnato. Quindi, per esempio, propone un piano di lavoro controllando il tempo a disposizione, prevede una riflessione individuale prima della messa in comune delle strategie e della loro discussione, fa il punto della situazione e promuove momenti decisionali.

L’orientato al gruppo è il responsabile del clima comunicativo del gruppo: sollecita la partecipazione positiva dei compagni, fa sì che gli interventi siano adeguati nei tempi e nei modi e media gli eventuali conflitti. 

La memoria è lo studente che si fa carico della scrittura degli esiti ottenuti collettivamente: ripete le decisioni che emergono durante il lavoro e scrive su un apposito foglio ciò che il gruppo condivide come soluzione al compito assegnato.

La soluzione finale di ogni gruppo viene poi letta a tutta la classe dal relatore, lo studente che è portavoce delle soluzioni proposte dal suo gruppo a conclusione dell’attività collaborativa.

Infine, l’osservatore è lo studente che propone a tutta la classe, dopo il relatore, il suo feedback relativamente ad alcuni aspetti del processo interattivo, cioè le sue osservazioni sulla partecipazione dei compagni di gruppo e sulla adeguatezza, da parte di ciascuno, dell’assunzione del rispettivo ruolo. 

È proprio sulle relazioni finali dei relatori e degli osservatori che si incentra poi la discussione di classe: sono in gioco, in questa ultima fase, sia questioni che riguardano la matematica sia questioni che riguardano aspetti sociali, che avrete l’opportunità di sottolineare, discutere e approfondire nel modo che ritenete più adeguato¹.

Avrete notato che la modalità collaborativa da me descritta potrebbe essere condivisa con i colleghi di altre discipline… ed è quello che vorrei raccomandarvi! La collaborazione che voi insegnanti riuscirete ad attuare con i colleghi sarà un ottimo esempio per gli studenti… e questo vi faciliterà certamente nel condividere e risolvere insieme eventuali problematiche.

 

Bibliografia

Locatello S., Meloni G. (2003), Apprendimento collaborativo in matematica, Bologna, Pitagora. 

Vianello L. (2003). La relazione tra intelligenze ed autonomia, Matematica e Difficoltà n. 12, Longo P., Davoli A., Sandri P. (a cura di), Bologna, Pitagora, pp. 27-40.


¹Sulle premesse teoriche di questi modelli, per dettagli sui ruoli nei gruppi collaborativi e su aspetti metodologici (la formazione dei gruppi, la preparazione e conservazione del materiale didattico, l’osservazione e valutazione delle relazioni interpersonali, potete vedere il Capitolo 7 (pagg. 57-75) del mio testo “I suggerimenti della ricerca in didattica della matematica per la pratica scolastica”, 2015.

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