La cassetta degli attrezzi delle Thinking Routines

La cassetta degli attrezzi delle Thinking Routines

Cosa significa preparare una bella lezione? Sicuramente leggere, approfondire, ricercare problemi ed esercizi, svolgerli nel modo migliore. Cercare anche supporti multimediali o tecnologici che siano efficaci, immagini evocative ecc. Certo! Soprattutto però dovremmo non dimenticare mai di domandarci se quella attività tanto bella serve a raggiungere lo scopo che alla fine è l’apprendimento, e l’apprendimento in matematica o è profondo o non lo è. 

Ecco che sarebbe bello avere a disposizione lo strumento giusto che risponda a ogni nostra esigenza precisa, una cassetta degli attrezzi ben fornita e sempre pronta all’uso.

Il framework MLTV ci fornisce una vastissima gamma di attività ben strutturate, ognuna con procedure e modalità d’uso specifiche e che rispondono a esigenze didattiche precise. MLTV è l’acronimo di Making Learning and Thinking Visible che potremmo tradurre con “rendere visibili pensiero e apprendimento”. Si tratta della fusione di due framework più ampli messi a punto da Project Zero (Harvard Graduate School of Education) che fanno riferimento alla didattica attiva, al gruppo di ricerca, alla motivazione intrinseca, all’inclusione e alla multidimensionalità. Il framework è giunto a noi tramite INDIRE che insieme a Project Zero e a tre scuole italiane ha studiato l’applicazione del framework nella scuola secondaria di secondo grado italiana. 

Cosa significa rendere visibile l’apprendimento? Significa portare alla luce, documentare gli scatti di apprendimento, l’attivazione della zona di sviluppo prossimale, dei singoli studenti o dei piccoli gruppi. Possiamo esprimerlo con le parole della ricercatrice Mara Krechevsky che definisce la documentazione come la «pratica di osservare, registrare e condividere attraverso media differenti il processo e il prodotto dell’apprendimento con lo scopo di rendere l’apprendimento stesso più profondo». 

Ed ecco la cassetta degli attrezzi con dentro tanti strumenti utili e ben congegnati: le Thinking Routines. A questo link trovate La Matrice delle Routines nella quale le Routines sono classificate in base alla fase di apprendimento. 

Così se stiamo introducendo un argomento potremmo pensare di utilizzare la “See Think Wonder”; se vogliamo stimolare un confronto tra un prima e un dopo in un processo potremmo decidere di ricorrere alla “321 Bridge”; oppure se ci piacesse andare a fondo in un argomento tanto da far immergere la classe in una situazione aiutando gli studenti a cogliere più punti di vista potremmo applicare la “Circle of Viewpoints”. 

I titoli sono evocativi della Routine e anche spesso delle fasi di cui essa è costituita, fasi che vanno scandite nell’ordine e nelle modalità espresse dal framework. Questo per garantire un metodo preciso e un processo graduale di apprendimento.

Nel web troviamo abbondante materiale sulle Thinking Routines, compresi molteplici esempi di applicazione da cui si può trarre spunto. Altrimenti ci si può riferire al testo “Per educare al comprendere” di Castoldi, Rucci, Visone dove le Routines sono spiegate in italiano, analizzate e inserite anche in contesti più ampli. 

Nelle immagini trovate il risultato visibile dell’apprendimento in gruppo dell’iperbole e delle isometrie, ottenuto attraverso la Thinking Routine generate sort connect elaborate (genera organizza connetti elabora), utile per costruire mappe concettuali che poi rimarranno appese in aula e utilizzate per applicazioni e altri apprendimenti futuri.

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